| Non di solo software vive l'Open Source... |
| Written by Francesca Papini e Alessandro Fruchi | |
| Monday, 23 April 2007 | |
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Di solito si parla di Open Source riferendosi ai software, ma è sbagliato credere che solamente i programmi possano seguire questa filosofia. Nel seguito dell'articolo scoprirete come il concetto di liberta' possa essere applicato anche a prodotti non necessariamente destinati a svolgere un qualche compito su un computer...
Dalla Danimarca arriva la prima birra Open Source: Vores Øl, che tradotto significa "la nostra birra" e oggi conosciuta come "Free Beer" ("Free" in senso di libertà e non di prezzo. Che Stallman debba quindi rivedere la sua "storica" definizione, alla luce di questa nuova "Free Beer" , dove il "Free" non sta per "gratis"?). La birra è stata creata dagli studenti dell'Università di Copenhagen e dal collettivo Superflex per illustrare come il concetto di Open Source possa essere applicato fuori dal mondo digitale. Gli ingredienti sono stati pubblicati sotto licenza Creative Commons, che significa che ognuno può preparare o modificare la ricetta di questa birra purché ne siano resi noti elementi, procedure di produzione e che ne venga citato l'ideatore.
Libertà di utilizzo significa anche libertà di trarne profitto economico, per cui si possono tranquillamente vendere sia l'originale che le eventuali derivate purché siano sempre rilasciate sotto la stessa licenza nonché esplicitando gli autori della birra madre; il prezzo pagato servirà infatti solo a coprire i costi di produzione, di imbottigliamento e di consegna. Vores Øl / Free Beer è la prima, originale e gustosa birra energetica open source al mondo; è basata sul metodo di produzione tradizionale della birra e con l'aggiunta di un energetico naturale, il guaranà.
La versione 1.0, risalente al 2004, è una birra medio-forte (6%vol) dal profondo colore rosso oro e con gusto originale, ma comunque familiare. Con il passare degli anni la ricetta è stata via via modificata, passando per le versioni 1.5 (nome in codice "Samvirke") e 2.0 (nome in codice "Apollo"), nelle quali sono stati riviste dosi, ingredienti e metodo di preparazione. La versione 3.0 è invece stata perfezionata nel 2006 e testata da diversi “assaggiatori” in tutto il mondo. Anche l'Italia ha partecipato creando una propria ricetta.
L'azienda Opencola, situata a Toronto, è diventata famosa più per la sua bevanda, che per il software che doveva promuovere. Open Cola è una specie di cola unica in quanto le istruzioni per prepararla sono liberamente consultabili ed eventualmente modificabili. Chiunque può crearsi la bevanda e tutti possono modificare o regolare la giusta quantità degli ingredienti purché renda anche la propria ricetta di dominio pubblico. Purtroppo però, la compagnia della Open Cola ha successivamente attuato un nuovo piano strategico preferendo non pubblicare più sul proprio sito informazioni riguardo la prima bibita Open Source e questa decisione ha contribuito in parte al suo fallimento. Da quel giorno la ricetta è stata ospitata da vari siti che hanno voluto comunque continuare a far conoscere la bevanda Open Cola, ma nessuno l'ha più utilizzata e aggiornata. Recentemente è stato avviato il progetto italiano “Open Drink” fra i cui obiettivi c'è quello di riscrivere e migliorare la ricetta della Open Cola.
E quale è il posto migliore per godersi, magari a fine giornata, la nostra bevanda Open Source preferita? Ovviamente la televisione. E cosa guardare per rimanere in tema con il nostro bicchiere di Free Beer o di Open Cola? Ovviamente un bel film rilasciato in licenza Creative Commons!
Perché abbiamo usato l'espressione “realizzato con software Open Source”, vi chiederete a questo punto... Semplice! Questo cortometraggio infatti è stato realizzato interamente in computer grafica utilizzando software come Blender, The GIMP, CinePaint e Inkscape dalla “The Orange Open Movie Project” e non ha nulla da invidiare in termini di qualità alle ultime produzioni dello stesso genere realizzate dalla grandi major cinematografiche. I dettagli maniacali con cui sono riprodotti gli ambienti di un mondo pseudo-cyberpunk lasciano lo spettatore a bocca aperta, così come accade anche per l'accuratezza con cui sono stati creati i due personaggi principali (Emo e Proog) di questo cortometraggio. Anche la storia (di Zwanenberg, Goralczyk, Kurdali e Roosendaal) e le musiche (Jan Morgenstern) non sono da meno e tengono lo spettatore letteralmente incollato alla poltrona grazie ad un ritmo incalzante e a trovate originali che non fanno altro che sottolineare l'ottima qualità di un prodotto che non solo è stato realizzato con un budget limitato, ma che viene rilasciato con una formula che mai prima di adesso si era vista per un film.
Ovviamente, come detto in precedenza, Open Source non significa che non sia possibile avere un riscontro economico: sul sito della “The Orange Open Movie Project” è possibile fare donazioni al progetto oppure acquistare il DVD del film in un elegante cofanetto, che vi verrà recapitato a casa, contenente anche sottotitoli in varie lingue (la versione scaricabile dalla rete è in inglese), tutti i modelli 3D utilizzati per “girare” il film, lo storyboard e gli extra (come i “making of”), naturalmente anche questi rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Link: Free Beer: http://www.freebeer.org/blog/ Open Cola (su Wikipedia): http://en.wikipedia.org/wiki/OpenCola Elephants dream: http://orange.blender.org/ |
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| Last Updated ( Monday, 23 April 2007 ) |